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TAVOLA ROTONDA del 14 GIUGNO 2006

La Tavola Rotonda Mediastars del 14.06.06 è stata il primo appuntamento dell’iniziativa dell’editore rivolta a sollecitare un forma di dialogo fra realtà anche molto differenti operanti nelle strutture dell’ universo della  comunicazione italiana.

Il dibattito ha avuto l'obbiettivo di ricercare le possibilità di sinergia e interazione fra il mondo accademico e la realtà delle agenzie, delle case di produzione e degli studi di design che operano con le aziende nel  campo della comunicazione pubblicitaria.

L’iniziativa è stata salutata da un buon successo di pubblico molto attento ai temi proposti e interessato a conoscere gli ulteriori sviluppi del dibattito, legati alle altre importanti iniziative proposte dall’editore stesso come manifesto della nuova edizione del concorso Mediastars.

Il nostro ringraziamento è rivolto a tutti gli operatori del settore della comunicazione che hanno supportato l’ iniziativa partecipando sia in veste di relatori sia in veste di auditori a questa tavola rotonda  rivolta a sensibilizzare le diverse realtà del mondo della comunicazione e della formazione impegnata in questo ambito, ad un maggiore impegno, a coniugare la propria creatività impiegando un' attenzione particolare verso la marca e anche e sopratutto verso lo stesso individuo fine ultimo di ogni progetto di pubblicità.

 

Atti della Tavola Rotonda Mediastars del 14.06 06.  Creatività , Formazione e Sviluppo Tecnologico

Sonia Maestro Rodolfo ideatrice del Premio Mediastars, ha aperto i lavori dando  il benvenuto ai numerosi ospiti della Tavola Rotonda in-detta per sottolineare, con un contributo culturale, il  decennale del concorso.

Nell’ideare il Premio Mediastars  - ha ricordato -  il pensiero è stato quello di creare qualcosa di originale e diverso rispetto al panorama dei Premi esistenti allora. L’idea portante è stata quella di dare particolare importanza alle persone che quotidianamente operano nel settore della comunicazione, per lo più sconosciute a causa di una consuetudine inveterata che portava le agenzie ad imprimere unicamente il proprio marchio sui riconoscimenti. Abbiamo così pensato di premiare tutte le specializzazioni tecniche che collaborano alla produzione e all’ideazione dei progetti di una comunicazione pubblicitaria, consegnando un premio speciale ad personam chiamato “Special Star”, allo scopo di mettere in luce il talento di chi lavora bene, con passione, per superare sé stesso e raggiungere obbiettivi professionali importanti. Ed è stata questa l’idea vincente di Mediastars, premio che ha fatto un percorso di 10 anni di successo,  collocandosi nel panorama delle attività di comunicazione pubblicitaria come premio serio, trasparente e, soprattutto,  indipendente.

Roberto Panzarani, moderatore dell’incontro si presenta come docente di Psicologia dell’Università di Roma,  e prosegue dicendo di occuparsi da diversi anni di formazione manageriale e in particolare di processi di innovazione nelle organizzazioni e per cui il suo pensiero è spesso rivolto ad introdurre nell’ organizzazione l’innovazione e  la creatività.

A questo punto vorrei presentare il mio ultimo libro “ Il viaggio delle Idee” (Ed: Franco Angeli) scritto con Massimiliano Cannata. Questo scritto intende illustrare l’importanza della sfida della creatività, molto attuale anche per diventare più competitivi sul mercato e superare le difficoltà dettate dal periodo di crisi economica a livello globale. Infatti penso che lo sviluppo del nostro capitale intellettuale e umano possa aiutarci a produrre artigianalmente cose originali non così semplicemente copiabili da paesi al giorno d’oggi più produttivi di noi. Questo nostro grande  laboratorio porta quindi la sfida più importante sul terreno della creatività, percui abbiamo sempre più bisogno di persone che pensino e che in qualche modo facciano viaggiare le idee.Introduciamo i vari relatori presenti  che lavorano con  diversa specializzazione  nell’ambito della creatività.

 

A Patrizia Melli  Docente dei corsi di metodologia progettuale alla NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano vorrei domandare quindi: È possibile insegnare la creatività?

Penso che sia possibile insegnare un atteggiamento creativo che possa cogliere in ogni momento e in ogni contesto i nessi tra le idee, per sovvertirli e rielaborarli .producendo nuove idee. Sopratutto penso che si possa insegnare il metodo, un metodo di lavoro che abbia come obbiettivo la creatività e che possa essere creativo in ogni suo passo. Credo che in questo caso la scuola in generale sia determinante perché riesce a dare quell’apporto culturale, di ricerca , e di sperimentazione che sono la base della stessa creatività, in pratica il bagaglio al quale attingere per produrre delle idee che siano veramente creative. Inoltre la scuola offre la possibilità di fare ricerca, di sperimentare, di provare e riprovare e in particolare riesce a render concreto il concetto di interdisciplinarietà, coinvolgendo, come succede in Naba, altre scuole e altre discipline e mettendo in evidenza, come mezzo e non come sostanza della creatività, il fondamentale supporto delle nuove tecnologie. Vorrei tornare a sottolineare l’importanza di acquisire un metodo imparando a rapportarsi con il proprio campo di lavoro giorno per giorno. La creatività non è come la Storia o come il Greco, penso che sia importante metacomunicare,  rapportarsi cioè al proprio lavoro, lavorando e teorizzando quello che si produce,  cercando di distaccarsi dal prodotto creativo per valutarlo in modo critico e andare avanti nella sperimentazione avendo anche  la capacità di mettersi in gioco davvero con gli studenti per produrre progetti di qualità. Questo processo permette di inventare il nostro metodo giorno per giorno e naturalmente per rendere vivace ed originale il lavoro abbiamo bisogno di buoni maestri. Ci sono tanti creativi, Art Director, Copy, Registi che sono appassionati al proprio mestiere e che riescono a trasmettere la propria passione , insieme a tutti gli “ingredienti” che occorrono per fare della buona creatività.

Cedo ora  la parola a Gaetano Grizzanti Brand Strategic Director Univisual.

Da quando ho iniziato a lavorare in questo campo, venti anni fa, il tema della creatività è sempre stato il centro di questa professione, la meta ambita di tanti. L’idea di creatività intesa come professione era relativamente nuova e cominciava a prendere forma: il famoso boom degli anni ‘80.

In questi anni sono cambiate molte cose e rispetto ad allora oggi penso che i giovani creativi debbano forse capire di più le esigenze del committente. Oggi il giovane quando si trova al termine del suo corso di studi ha perlopiù un’idea romantica di questa professione. Non è sbagliato, anzi –è certamente uno dei mestieri più affascinanti al mondo- ma attualmente gli si chiede di mettersi realmente nei panni del cliente che deve poter capitalizzare il suo investimento in Comunicazione.

Il mia evoluzione mi ha portato a una competenza più specifica, quella del Branding, una disciplina ancora relativamente pionieristica nel nostro Paese, e che oggi -anche grazie alle caratteristiche di interdisciplinarietà che offre- penso ricopri un ruolo primario nell’ambito del marketing.

Capire che cosa significhi il Branding per la Comunicazion, possa aiutare anche lo studente a contestualizzare il proprio percorso di studi ed eventualmente il proprio futuro, la propria specializzazione, unendo in pratica la parte più creativa di questo settore con la parte più pragmatica e razionale.

Ora lascio la parola a Giac Casale, fotografo e direttore Scuola Famous Photographers.

La creatività è come ha detto Louis Armstrong. Quando qualcuno gli ha chiesto che cosa è il Jazz ? Lui ha risposto, “Man, se tu devi chiedere cos’è Jazz, non lo saprai mai !” Dylan Thomas ha detto che lui sa quando una poesia è bella; “when it makes my toes curl up !” Questo è quasi intraducibile in Italiano. Comunque, vuol dire “quando sento un brivido nella schiena”. Il corpo risponde, non il cervello. Anzi, attento, il cervello, il ragionamento talvolta inganna. Inutile, “la creatività” non ha regole. Quante volte nella storia dell’arte abbiamo sbagliato. Abbiamo sbagliato con Rembrandt. Troppo scuro! Gli impressionisti? Incapaci di dipingere! Picasso? ci prende in giro! Solo le accademie sanno cosa è “giusto”, e mentre lo insegnano, qualche giovane con un’intuizione, senza regole, tutto da solo nel suo loft sta facendo dell’arte.Lascia stare “la creatività”. Però si può parlare di comunicazione. La creatività ha molto a che fare con “la comunicazione”. Come ha detto Dylan Thomas, una bella poesia comunica. Eccome !!  

 “Ti fa raggomitolare le dita dei piedi” “Vietato fumare”, anche quella è una comunicazione, E’ un ordine. E’ una comunicazione a senso unico. Tu la ricevi, e basta. Come “Spingere il bottone rosso” o “Chiudere il sportello prima di accendere” Arte è una comunicazione. La differenza con “non fumare” è che il messaggio viaggia a doppio senso. In due direzioni, andata e ritorno. Dall’opera d’arte a te, e anche da te all’opera. Succede una specie di corto circuito. Zac. Zac. Andata e ritorno. La musica ti arriva, ti penetra, ti fa stare bene, tu la interpreti con i tuoi ricordi, la mastichi, la digerisci, comincia a fare parte di tutta la musica che piace a te, così tu galleggi nella musica, la prendi, la possiedi, la fai diventare una musica nuova, la inietti con la tua storia, la musica cambia, è cambiata, adesso è musica tua. Gershwin l’ha scritta per te. Miles Davis sta suonando per te la tua musica. Forse puoi dire alla tua compagna, “ascolta, stanno suonando la nostra canzone”.Questa è comunicazione. Una comunicazione che accumuna due poli, una cosa, un’opera si fonde con una persona. Così funziona “la creatività”.

Ho fatto una scoperta. Forse ho scoperto  l’acqua calda. Comunque, te lo dico. Ho scoperto che Il vero motore della società, di tutto, non sono affatto i soldi, ma due principi: “Design” e “Comunicazione”. “Design e Comunicazione” insieme sono il motore di tutto. I soldi sono il carburante, ma con solo una tanica di gas, senza motore non vai molto lontano.Invece Design e Comunicazione producono soldi. Guarda caso, il motore di tutto quanto fa il proprio carburante. Voilà, ho scoperto il motore perpetuo. Design e Comunicazione è il motore perpetuo di tutto, della nostra società, dell’universo ! Dici che sono pazzo?

Ti ho spiegato cosa è la comunicazione. E’ il rapporto dinamico di qualcosa con qualcuno. Qualsiasi cosa, non solo un opera d’arte,  “comunica” se quella cosa riesce ad arrivare a te, se riesce ad agitarti, se riesce a farti stare bene, se riesce a cambiarti un po’, e se riesce a tirarti dentro e di essere modificata da te. Ma che cosa è quella cosa, quell’opera ? E’ un “Design”. Sappiamo tutti che cosa è un “prodotto di design”. Sono cose fatte da designers. Ci sono industrial designers, che fanno lampade, coffee pots, whatever. Io ho un idea più vasta, molto più vasta della parola “Design”. Sforzandoci un poco, si può dire che tutto quello che l’uomo crea per sé può essere visto come la creazione di design. Un quadro, una fotografia, un commedia di teatro, un balletto, una sedia, un tram, un edificio, una società, un partito politico, la nostra costituzione, la lista è infinita. Anche il corpo umano è un “design”, un gran bel design ! Ogni cosa è fatta con un design, altrimenti non funziona, non sta in piedi, non serve a nessuno, fallisce, va a pezzi, viene ignorata, sparisce. Bene. Tutto quanto c’è sotto le stelle è come se fossero tanti  pezzi di “Design”. Ma cosa c’entra “Comunicazione” con “Design”? C’entra. Perché quell’energia che chiamo “comunicazione” collega ogni singolo uomo a quella cosa, infatti, collega uomo a uomo, e tutto quanto insieme. Senza quel collegamento dinamico, quel “corto circuito”, quel nutrimento, non funzione niente. L’altra sera ho visto un film, “Microcosmos – Il popolo dell’erba”, che racconta senza parole il cosmos in un prato vicino casa, una giungla sconosciuta. Solo insetti. Nel film la vita nel prato era una complessa operazione di “Design e Comunicazione”. E cosi l’universo. Mi piace l’idea che c’è questo tutt’uno, chiamalo come vuoi. Dio, Allah. Come ha detto Alan Watts, parlando di Zen, “Dio non è fuori, è dentro”. Il motore è un grande Design. Di questa grande comunicazione all’interno dell’universo Einstein ha scoperta la formula, E=mc squared, energia = massa moltiplicato per  la velocità della luce quadrata. OK, ma cosa centra E=m c quadrata con la Pubblicità? TUTTO !

Mi dispiace, ma questa sera è arrivata l’ora di dire la verità. Una triste verità che  tutti conosciamo, ma che fra colleghi non lo diciamo, o lo diciamo solo in privato.

La pubblicità è morta ! Lunga vita alla  pubblicità ! Beautiful advertising ! L’arte della pubblicità.

Ma la pubblicità oggi non è beautiful. Non è arte. Gli spot non sono originali. Non sono convincenti. Gli attori, le modelle con le loro voci doppiate sono finti, tutti fanno “mmmm” con il cucchiaio in bocca, tutti nella stessa maniera. Questi spot sono falsi,  noiosi e invadenti, Non solo i pubblicitari, tutti dicono queste cose. Quante volte ho sentito, “Odio la pubblicità !” Certo, c’è Mike Buongiorno e Fiorello. Simpatici. Fanno ricordare i vecchi tempi. Infatti, Lele Panzeri chiama il suo libro di ricordi, “C’era una volta”. C’erano una volta dei prodotti che uno diceva, “é mia, I love it, e amo la  sua pubblicità.”  C’era una volta la Pubblicità fatta da artisti. Comunicazioni che mettevano in moto circuiti a due sensi. Belli e capaci di produrre “good feelings” e anche innamoramenti, come quando tu senti una canzone e te la fai tua. “I love that song” e te la fischi.   Un bello spot è un piccolo spettacolo che la prossima volta  non vorresti perdere. Ti Ricordi quelli di  Massimo Lopez con il telefono, davanti al plotone di esecuzione ? Erano 30 secondi che ti facevano stare bene.  Al contrario ormai si schiaccia  il tasto del telecomando: Splaf… e  la voce va via per 8-10 minuti, finché non riprende il film. Perché la situazione è così ? Che cosa è successo ?

Prima di tutto, c’è una confusione fra marketing e pubblicità, due funzioni che dovrebbero lavorare in sintonia. Ma non devono confondere i ruoli di uno con l’altro.

“Marketing”, una parola americana, come tutte le parole nel nostro mestiere, vuol dire piazzare qualcosa nel mercato per venderla. Marketing decide dove si dovrebbe vendere. In una boutique o in un supermarket ? A chi ? Quanti soldi dobbiamo investire nella campagna ?  Dove, in manifesti ? Marketing vuole dire “vendere”. La pubblicità non vende. Non è il suo compito di vendere. Anzi, più cerca di vendere, più corre il rischio che diventi antipatica, che si cambi canale. La pubblicità deve solo “Comunicare”, farsi bella, proporsi come un’amica. Per questo la pubblicità è un’arte fatta da artisti, e non da managers.

Ho sempre immaginato che nella “comunicazione” non esiste “il pubblico”. Come in tutte le arti, Il rapporto è fra l’opera e un individuo, una persona, una alla volta, ognuno ha una vita complessa e bisognosa di comunicazione, di essere accarezzata. Abbiamo bisogno di comunicazione per vivere. E’ il nostro cibo. Una carezza, una canzone, come un pezzo di pane. Ci rigenera. Ogni giorno abbiamo bisogno di rigenerarci, con pane, amore e fantasia. Che cosa è successo in questi anni?

Piano, piano, anno dopo anno abbiamo perso il controllo della situazione. Piano, piano chi fornisce il carburante, i soldi, ha preso il controllo del motore, quel motore che ho spiegato all’inizio, quel motore che fa andare avanti tutta la società, che è “design e comunicazione”, che è anche il motore della pubblicità, e anche dell’economia Italiana.

Rifletti … e se la crisi è tutto colpa dell’invadenza di Marketing nell’arte della pubblicità ?

Hanno rubato il nostro giocattolo. Chi ha rubato il nostro giocatolo?

Chi ha portato via la nostra musica ? Sono stati gli esperti di Marketing. Quelli che hanno imparato tutto a scuola, alla Bocconi magari, certamente non alle scuole d’Arte, non nei musei, non ai concerti di Bach o di Miles Davis, non certo nella Cappella Sistina. La Cappella Sistina è la più bella e imponente opera di pubblicità nella storia dell’umanità.

E’ successo che le agenzie di pubblicità hanno dovuto cedere il controllo del loro ruolo. Anno dopo anno la competizione in un’Italia sempre più in gara, in gara dopo gara. Hanno dovuto cedere il controllo della loro creatività a chi paga i conti.

“Io pago, il prodotto è mio, io ho i miei esperti di “Marketing” che sanno cosa noi abbiamo bisogno, e io ti dirò quello che è giusto per la mia campagna pubblicitaria. Però, voi siete i “creativi”, datemi tante idee “creative”, e io farò quello che è giusto. Non esagerate, non fate gli “Artisti”. Io devo vendere !...”

Pensa cosa sarebbe la Cappella Sestina se Michelangelo fosse sotto contratto con un ufficio Marketing di Papa Giulio Secondo !

Armando Testa, un genio, un uomo splendido, mi ha detto, “Io so, Casale, a te non piace il mio lavoro”. Ho detto, “Non è vero affatto. Le tue cose sono bellissime. Facciamo cose diverse.” Infatti, lui era il maestro insuperabile della Reclame, la comunicazione del marchio.

Dopo diversi anni, dal momento in cui la pubblicità moderna fu portata in Italia negli anni ’60 dalla Young and Rubicam” (il direttore creativo era Tony Carillo di New York) siamo ritornati alle origini della pubblicità italiana, la Reclame, ma non quella simpatica di Armando Testa, semplicemente ad una comunicazione a senso unico. Quella che dà un  ordine: “guarda questo prodotto e compralo!”. Come quella targa, “Vietato fumare” ! I pubblicitari hanno ragione di ridere sul kitsch dei vecchi Caroselli, naif e forzati. Eppure, ogni sera questi piccoli spettacoli catturavano e divertivano un pubblico fedele. Al contrario di oggi, quegli spot creavano innamoramenti in certi prodotti. Infatti, dopo quaranta anni, il piccolo Calimero e Carmencita sono stati ripescati. Ma fuori dell’integrità del loro teatrino, con la musichetta e le tendine che si aprono, non ha funzionato. Il pubblico giovane non conosce Calimero o Carmencita. Ultimissima parola. Dove sono i maestri ?

I miei maestri a New York erano la MOMA, Ingmar Bergman e the Marx Brothers, anche Mandrake, il fumetto per quelle immagini, ogni semplice quadrato una magia. A New York c’erano i fotografi pubblicitari, Howard Zieff, e Dick Hyman. Zieff era un mio idolo. Da Dick come assistente ho imparato cosa vuole dire creare, dominare e giocare una regia personale. Zieff e Hyman sono due figure sconosciute In Italia. A nessuno interessa la storia della pubblicità, che dopo tutto è quella di New York e Londra. I giovani non la conoscono. Roba vecchia. Non ci sono musei né mostre della pubblicità. Ho fatto io una mostra qui al San Fedele, 200 immagini di pubblicità e ricerca personale, tutti messi insieme, immagini faccia a faccia per mostrare che per me non c’era differenza d’intento. Al pubblico è piaciuta molto l’idea.

L’Art Directors Club dovrebbe fare una mostra, una storia delle pubblicità più belle, cose Italiane e dall’estero, partendo dagli anni ’50. E’ finita un’era. Raccontarla sarebbe bellissimo e utile.

I giovani non sanno niente delle loro origini. I giovani non hanno maestri. Non è perché non ci sono maestri. Ci sono, eccome! Qui presente c’è Lorenzo Marini.  Lele Panzeri, Garibaldi, Gigi Bini, Giorgio Fabbri e Gian Carlo Alesiani sono amici che considero una parte fondamentale della mia storia. Oliviero Toscani è un maestro, cacciato da Benetton che oggi non ha più un’immagine, come Prenatal dopo Toscani. Se i giovani non hanno maestri effettivi è perché, con poche eccezioni, questi artisti non hanno più la libertà di fare veramente la loro arte. Come possono essere d’esempio per i loro assistenti ? Il cliente sa troppo bene quello che lui vuole, e lui ha il suo esperto di Marketing che comanda il gioco. I maestri di marketing vorrebbero fare della “creatività” una scienza. Questo è Impossibile. Non ci sono né regole né formule per  la creatività di comunicare, questo è quello che ho cercato di  spiegare. La creatività è una pura intuizione. Forse è stato Lorenzo Marini che ha detto, “la creatività… è una intuizione ragionata.”

E lui ? il signore o la signora del pubblico ? Nel frattempo, gli esperti hanno rotto il loro giocattolo. La pubblicità è morta !  E’ proprio morta ? No, non credo.

Dorme. Bene. Come ha detto Forrest Gump. “That’s all I have to say about that !”

Post detto: Stavo giocando con la formula di Einstein. E= mc ².

E = “everything”, m =”make it better”, moltiplicato = “comunicate it !”.

Anche Charles Darwin sarebbe d’accordo.

 

Scusandoci per l’eccessiva lunghezza di questo intervento peraltro molto interessante, diamo ora la parola a Lorenzo Marini che oltre ad esercitare il ruolo di creativo è anche amministratore delegato dell’agenzia Lorenzo Marini & Associati, una delle poche sigle indipendenti, creative e italiane che operano con successo nel mercato pubblicitario.

 Il tema di oggi è la creatività e l’insegnamento, cioè un ossimoro, visto che apparentemente parliamo di due aspetti incompatibili. La creatività infatti non si può insegnare. E’ come il buon gusto, l’armonia, l’equilibrio: ci nasci che li hai già dentro. Invece, e questo è molto bello, la creatività si può imparare. Eccome. Sono necessarie due cose fondamentali per diventare creativi: la curiosità e un maestro. Un creativo è e deve essere una persona curiosa. Instancabile, insaziabile, quasi irrequieto. Deve porsi sempre domande su tutto, deve percepire l’iceberg non per quello che si vede ma per quello che è. Che la visione è perfetta solo se è completa.

Dicevamo inoltre che è necessario anche un maestro, che oggi sono le scuole. Ce ne sono molte e alcune di queste molto valide. Ma non sono maestri perfetti, che la creatività ha un campo d’azione molto ampio e le zone pericolose sono molto frequenti. Ad un creativo servono ferri del mestiere affilati perché l’applicazione professionale della creatività è diversa da quella della fantasia, più intuitiva e libera. Ed è per questo che in un lavoro fortemente individuale c’è bisogno di un maestro/persona anziché un insegnante/scuola. E’ un po’ come nei ristoranti: lo chef insegna attraverso la pratica pura ed ha un rapporto individuale con ognuno dei suoi cuochi, dal tagliatore di pesci al pasticcere.

Qualcuno oggi lamenta l’assenza di bravi maestri. Forse è vero, ma vi assicuro che trovare buoni allievi è altrettanto difficile. Siamo entrati a pieno titolo nel regno del tutto-e-subito, dell’impazienza, del successo facile, del guadagno immediato. Invece, per avere buoni frutti occorre essere anche molto pazienti.

Un’altra parola poco amata nel mondo occidentale è: disciplina. In India non è associata al negativo come da noi, ma alla positiva applicazione di regole che diventano naturalmente buone abitudini. La nostra cultura post romantica ci fa preferire al contrario una visione del creativo tutto genio e sregolatezza, dimenticando che i grandi del nostro settore hanno applicato – si pensi ad Ogilvy – regole e metodo.

Un’ultima parola chiave per il successo di un creativo è: determinazione. Un carattere artistico è portato ad essere intuitivo, ad avere grandi slanci e grandi abbandoni, rinunciando così ad un atteggiamento volitivo e costante.

La ripetizione è l’unica cosa inventata dalla pubblicità, ed è una condizione di successo come lo è la fedeltà per l’amore. Senza una grande forza d’animo quell’idea non sarà proprio come l’avevamo pensata, o il cliente porterà modifiche, o qualche account dirà che non passerà mai, o qualche producer dirà che costa troppo.

Ed Mc Cabe, uno dei più grandi creativi americani degli anni ’80, diceva: “Una delle cose più frequenti che si sente ripetere chi entra in pubblicità è: -Questo non si può fare. A questo io rispondo: -Lo so che non si può fare, ma io lo farò lo stesso”. Non è un esempio di grande determinazione?Quando, assieme al mio copywriter di allora Roberto Gorla, presentammo “Silenzio, parla Agnesi” nemmeno il direttore creativo ci credeva e sembrava che l’idea non piacesse a nessuno.Ci siamo battuti come due leoni contro tutti e contro tutto e abbiamo vinto tutti i più importanti premi internazionali. Leone compreso.

Sri Yogananda, il grande maestro indiano soleva dire: “Un santo è un peccatore che non si è arreso mai”. In un film degli anni sessanta, Sinoe l’Egiziano, il protagonista chiede al faraone: -Secondo te, io sono pazzo? Il faraone gli risponde: -Si, tu sei pazzo. Ma la tua pazzia è più bella della saggezza degli altri.

Noi facciamo un lavoro  che oggi sembra aver perduto di interesse, come se la creatività fosse facoltativa perché, usando una metafora, ci sono degli anelli che stanno bene anche senza diamanti: i diamanti sono le idee e l’anello è il servizio, tutto ragionamento e tutto calcolo. Ci siamo dimenticati invece che le idee producono soldi, mentre i soldi non producono idee, e che fino a quando esisterà un prodotto ci sarà sempre bisogno di un creativo che lo racconti, che lo renda desiderabile, più affascinante dei sogni, più divertente della vita, più magica della primavera.

Il punto è che la creatività non è una qualità esclusiva di Art Direttore e CopyWriters, la creatività non è un messaggio, non è uno spot: non è più un trenta secondi, non è più un manifesto, non è più un messaggio radiofonico: la creatività è un modo di vivere. E la creatività è anche trasformare le idee in denaro; come diceva Paperon De Paperoni: “L’oro non è tutto, c’è anche il platino”.

Gli imprenditori creativi sono imprenditori che stanno semplicemente coniugando fantasia e razionalità. Ogni giorno che Michele Ferrero scende dal letto e guadagna un milione di euro per tutto quello che ha fatto: ha inventato prodotti che non esistevano. La creatività è un modo di vedere le cose, e dunque più accendiamo i fari del nostro sguardo più la strada sarà chiara, più alziamo le antenne della nostra ricettività più impariamo a sentire. A noi, che siamo e rimaniamo dei piccoli artigiani, non importa se il mondo si sta orientando verso il pret a portèr, all’origine di ogni cosa c’è un concetto, c’è un’idea, c’è disegno e comunicazione.

Autocondanniamoci a fare i sarti dell’Idea System. Consideriamo un privilegio fare il nostro lavoro, non importa se ci sono poche persone, poche aziende, poche marche che sono disposte a mettersi in discussione. Certe volte certi clienti ci chiedono strade nuove, ma ben collaudate. E’ successo anche di recente: una marca di tonno molto nota, mi ha chiamato dicendo che intendevano lasciare la loro agenzia perchè non intendevano pagare tutta una serie di servizi di cui non usufruivano, e dunque volevano avere solo uno spot idea. Facciamo veder loro lo show-reel e le diverse campagne da noi prodotte. E alla fine della presentazione ci dicono: “Molto bello, ma voi fate quello che vi chiediamo?” Rispondo che tutto quello che avevano potuto vedere l’avevamo fatto con delle aziende. Insistono: “Si, ma poi se vi chiediamo di fare delle modifiche, le fate?” Rispondo: “Si, se il processo è dialettico, se invece vuole un esecutore chiami una multinazionale”. Infatti, l’hanno fatto.

Come dice Sèguèla: “Noi siamo i soldati dell’immaginario. Non ci arruoleremo mai nell’esercito dell’abitudinarietà”.

La solitudine, a volte, è il prezzo della grandezza.

La parola ora a Luca Toselli, docente di editoria multimediale all’Università statale di Milano, e autore di alcuni libri sul tema  quali “Il Progettista Multimediale” ed. Bollati Boringhieri, “Didattica dell'editoria multimediale” ed. CUEM, e “Creatività multimediale” ed. Lattes, che potrebbe forse aiutarci a capire quale sia il rapporto fra la creatività e lo sviluppo tecnologico, e come queste nuove tecnologie possano aiutare lo sviluppo della comunicazione.

Penso che le nuove tecnologie di per sè, solo perchè sono nuove tecnologie, non hanno un indice di spinta, verso la creatività, maggiore rispetto a quanto non avessero le tecnologie precedenti, come la scrittura, il cinema, la pittura, la radio ecc.

Forse l’elemento che spinge di più verso la creatività nelle nuove tecnologie è rappresentato dal fatto che gran parte delle nuove tecnologie prevedono un lavoro di squadra, e quindi nel lavoro di team, lo stimolo a lavorare insieme stimola la creatività dei partecipanti stessi. Questo è quello che faccio durante le mie lezioni

Ed è questo che porta gli studenti all’elaborazione dei progetti che ho pubblicato ad esempio nel mio ultimo libro. Questo raffigura proprio il tentativo maieutico di stimolare la creatività che è presente in ognuno di noi. Certamente ci sono presenze maggiori e minori,  ma penso che la capacità creativa sia tipica dell’uomo e che sia un’ esperienza che abbiamo tutti, perché l’uomo è creativo di per sè.

La nuova tecnologia influenza e stimola in qualche modo verso nuove sfide. Questo penso sia molto importante perchè ogni creativo sa che la sfida, cioè il limite posto dalla tecnologia o che si autoimpone è quello che in qualche modo sviluppa al massimo la sua creatività. Ad esempio alcuni studi confermano che Dante senza la terzina, quindi senza la difficoltà tecnica , poetica di costruire la Divina Commedia, non sarebbe riuscito a sviluppare questa grande opera che tutti conosciamo. Infatti quando noi incontriamo una difficoltà stimoliamo una creatività “solutiva”, cioè che “risolve”.  Basta vedere l’ultima cena di Leonardo Da Vinci, per vedere le difficoltà tecniche che sia autoimpose;  lo stesso discorso vale anche per le difficoltà incontrate da Michelangelo per realizzare la decorazione della cappella Sistina. Quindi credo che le nuove tecnologie possano rappresentare l’ultima sfida di questo percorso creativo dell’uomo, dove però l’accento e la difficoltà  è sullo sviluppo possibili di una “community” che abbia in sè qualcosa di condiviso Quindi l’elemento di stimolo diventa il “partecipare”, e soprattutto per noi che operiamo nel settore, il “far partecipare” alla vita comune. Certamente la nuova tecnologia è più partecipata, ad esempio rispetto la scrittura che è una attività più solitaria, e questo porta ad una creatività corale

 

 

Ora per sviluppare questo argomento porgo la parola a Serena Mancini, branding and communication manager YOOX.COM.

Per quanto mi riguarda ho un rapporto con la tecnologia molto forte nella vita di tutti i giorni: non potrebbe essere altrimenti visto che tutto, dalla comunicazione al branding alla comunicazione con il cliente, alla vendita, per un’azienda come YOOX.COM si svolge esclusivamente online. 

Posso portare la mia esperienza personale e aziendale e raccontare come io veda nascere creatività tutti i giorni in qualsiasi settore dell’azienda, dalla creatività di business  a livello imprenditoriale di Federico Marchetti, Amministratore delegato e ideatore di YOOX.COM, a proseguire fino alla creatività artistica dell’Art Director Alberto Biagetti che disegna ogni giorno l’immagine di YOOX.COM dal sito, alla creatività di branding del direttore Comunicazione Maia Guarnaccia, alla creatività di innovazione tecnologica del CTO Gabriele Tazzari. E altrettanta creatività nasce tutti i gironi da qualsiasi persona che lavora al progetto, frutto soprattutto della forte integrazione che caratterizza YOOX e della necessità/opportunità di lavorare in team su ogni progetto.

Questa interazione ci permette di sentirci una sorta di laboratorio di idee, che si concretizzano in progetti caratterizzati da un’imprescindibile relazione fra comunicazione e tecnologia, dove il brand non si sente assolutamente limitato dalla tecnologia e dove il lavoro di team ci spinge a creare sempre nuove forme e nuovi modi di comunicare.

YOOX.COM è un negozio online che presenta prodotti di moda non distribuiti nella tradizionale rete di negozi e prodotti di design. La maggiore sfida in quello che facciamo è rappresentata dal creare sempre nuovi contenuti: una sfida che diventa un’opportunità perché ci dà la possibilità di creare continuamente nuovi progetti e nuovi modi di comunicare questi progetti.

In questo momento siamo conosciuti nel settore come un esempio di innovazione, anche per la capacità di creare e promuovere nuove idee e nuove forme di creatività su Internet, di comunicare il prodotto di moda in modo completamente interattivo.

Rispetto al tema del rapporto fra creativi e committenza, infine,  in un certo senso i nostri committenti sono i nostri stessi clienti. Il media Internet dà un’opportunità che nessun altro media può dare, ed è l’opportunità di dialogare, di costruire un rapporto diretto con il cliente finale. Ho usato la parola cliente e non consumatore, non a caso. Per YOOX, i clienti sono persone: che interagiscono con noi quotidianamente. In maniera veramente fattiva, anche le innovazione tecnologiche che portiamo sul nostro sito nascono da questo dialogo, nascono da una richiesta da parte del cliente e una nostra traduzione di questa richiesta in innovazione.

YOOX.COM, è un’azienda proiettata nel futuro ma la sua essenza non si fonda su pura e fredda tecnologia, ma su una proficua contaminazione, combinazione alchemica fra tecnologia, creatività, moda, design, persone e passione. Tutto nasce da una contaminazione, tutto nasce da potere scambiare idee con altre persone. Questo scambio è nella sua essenza: creatività.

 

Adesso per concludere la rosa dei nostri relatori vorrei chiedere a Paolo Iabichino, Direttore Creativo OgilvyOne Worldwide di provare se crede a riassumere i temi che finora sono stati discussi.

Abbiamo sentito parlare di formazione, creatività, internet, abbiamo sentito parlare di advertising e nuove tecnologie, abbiamo toccato velocemente alcune questioni molto importanti del nostro lavoro di ogni giorno, fino alla tanto minacciata morte dell’advertising. Ma se è vero che facciamo comunicazione è altrettanto vero che la pubblicità per troppo tempo si è dimenticata dei propri interlocutori, considerandoli alla stregua di bersagli – il vocabolario del marketing li chiama target, quindi sono proprio dei bersagli su cui “sparare i nostri messaggi. I manuali di marketing abusano di una terminologia belligerante che parla di strategie, conquiste, tattiche e altre amenità che stabiliscono il conflitto tra le marche e gli indidivui che le scelgono.

Eppure, a proposito di tecnologia e Creatività credo che in queste ore stia accadendo qualcosa di molto importante: il successo o l’insuccesso di una brand viene stabilito essenzialmente dalle persone che quotidianamente entrano in contatto con i suoi prodotti, che scelgono di guidare, vestire, utilizzare una marca e/o un servizio offerto da quella marca. Il prodigio di marchi come Google, eBay, iTunes sta a dimostrare esattamente questo: oggi la potenza di marca viene da network di persone che stabiliscono delle connessioni tra loro, e quelle che ho citato, la stessa Yoox per esempio, sono realtà che hanno saputo dialogare con i propri clienti, mettendo in collegamento le persone tra loro. Cosa significa questo per chi fa pubblicità e per noi che insegniamo ai giovani creativi? Non c’è niente di codificato in questo momento, è un percorso in divenire che continua a premiare, però, la bontà dell’idea. Oggi insieme ai layout, ci viene chiesto di pensare come una marca può essere arricchita attraverso servizi, informazioni, entertainment. Perché le persone vogliono essere intrattenute in maniera  inedita ed innovativa, ci stanno chiedendo servizi, non vogliono più stare al gioco della seduzione fine a sè stessa.

Richiamando il metodo trasmesso agli studenti del Master di comunicazione che dirigo, vorrei dire che dobbiamo essere capaci di produrre idee a computer spento. Dobbiamo attivare circuiti di comunicazione, di relazione tra brand e individui. E’ ovvio che questo significherà muovere una vendita, ma senza essere rilevanti e credibili per i nostri interlocutori ci troveremo a celebrare il de profundis della pubblicità che da più parti viene funestamente profetizzato. Invece siamo noi che dobbiamo fare del nostro meglio per risvegliare e rivitalizzare la pubblicità grazie al potenziale dell’idea che è una cosa che ancora ci appartiene e che appartiene a tutte le persone intorno ad un tavolo di lavoro, con la voglia di risolvere un problema di comunicazione, tenendo in dovuta considerazione gli individui cui questo messaggio è rivolto.

A questo punto Roberto Panzarani moderatore dell’incontro chiude la tavola rotonda con le sue considerazioni. Ammetto di essere stato molto felice di avere avuto l’opportunitità di presiedere questo incontro perchè mi dato la possibilità di imparare molte cose. La cosa che forse mi ha colpito maggiormente è l’argomento rievocato da diversi relatori. Il fatto che le tecnologie possano essere utilizzate in modo diverso, per creare, per facilitare lo scambio di idee e per cui facilitare la creazione di nuovi prodotti e di nuove comunità. Nel libro “il viaggio delle idee” infatti cerchiamo di parlare della governance dell’innovazione, questa sera ho sentito l’esigenza di mettere l’individuo al centro della nostra comunicazione, in modo che l’innovazione venga governata e portata in pratica al nostro servizio, prima come comunità umana e dopo consumatori, come clienti andando oltre all’idea di mercificare tutto. Molti illustri autori hanno discusso di questo penso a Naomi Klein, a Jeremy Rifkin e poichè questi testi sono in circolazione già da qualche anno, credo che ora si sia giunti ad un importante momento di consapevolezza.

 

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